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Colombe raggomitolate

La parola, il corpo e il viaggio

Guida alla lettura · redazione del sito

La parola, il corpo e il viaggio

Le letture di Vincenzo D’Alessio e Alessandro Ramberti seguono due percorsi complementari. La prima insiste sul viaggio verso l’origine e sulla parola come strumento di conoscenza; la seconda mette in luce la concretezza dei corpi, la forza delle immagini e l’incontro con la poesia orientale. Leggere insieme questi contributi permette di osservare come la raccolta accosti esperienza quotidiana e interrogativi spirituali. La motivazione del premio chiude il percorso documentando un momento della sua ricezione.

I testi provengono dall’archivio dell’autore e sono accompagnati dalle attribuzioni e dai riferimenti disponibili. I brevi ritagli sono riportati nella loro estensione conservata. Gli approfondimenti editoriali sono distinti dai contributi firmati. Le versioni inglese e araba traducono i testi italiani qui raccolti; i documenti esterni e le scansioni conservano la lingua originale.

Testo d’archivio

Su Colombe raggomitolate

Una lettura della raccolta poetica come viaggio verso l'origine, la conoscenza e l'incontro tra culture.

La lezione dei grandi critici ci lascia intendere quanto sia arduo «auscultare» i versi dei poeti e più difficile seguirne i passi.

Il mondo globale della comunicazione ci propone testi di autori che in altri momenti giungevano in ritardo oppure venivano divulgati dopo la loro scomparsa. Il viaggio avvicina, coinvolge, permette il confronto con luoghi o genti a noi completamente sconosciuti.

Leggere in italiano versi scritti in lingue diverse all'origine è il dono che Mohamed Ghonim ha riservato ai suoi lettori nella raccolta Colombe raggomitolate. Una forza nuova della parola assunta a metafora di mille emozioni riprese dal quotidiano scandire dell'esistenza in mezzo all'originale «paradiso perduto»: l'Eden.

Ha ragione Alessandro Ramberti nell'introduzione quando scrive: «Solo con l'amore si può rendere bella la nostra condizione».

La purezza della colomba, utilizzata come sacrificio verso la divinità assisa sulle vicende terrene, è socchiusa nel gomitolo del viaggio verso il divenire. «Raggomitolata» su sé stessa la purezza cerca la vita attraverso la forza della parola:

«Ti ho spinto a mettere in moto la parola nel tuo capo, ti ho ricondotto verso l'origine.» (p. 13)

In principio era il Verbo, così la Purezza può essere letta nella poesia «Il seno» (p. 51), dove l'accostamento analogico della parte corporea viene trasposto nel «latte» della conoscenza che generò la Sapienza in Salomone. Nutrirsi del «nettare dell'amore» per superare le difficoltà che il viaggio e la nuova condizione di vita impongono.

Una fatica degna dei grandi poeti della terra d'origine, l'Egitto, espressa nella raccolta in modo e con voci diverse:

«[…] Si vergogna di nascere nella comunità di chi sa leggere ed ella non legge.» (p. 58)

E ancora:

«Quant'è triste nascere dello stesso amalgama per poi separarsi.» (p. 28)

Tutta la raccolta palpita dei luoghi e delle dimensioni forse sconosciute all'Occidente. Sono: le spade indiane, i turchesi, la lavanda, la rosa (della purezza), il Nilo, il «Khandra», la danza fremente, il deserto, il falco (Horus), la franchezza, il Misericordioso e l'infinità delle forme evocate dal fiume di parole divenute poesia.

Qual è la posizione del poeta/viaggiatore in questo momento/tempo del suo resoconto poetico?

«Nella vita dei numeri vedo me stesso: zero.» (p. 44)

La cifra del nulla e del tutto, l'inizio e la fine dell'Essere, presenti nel mondo.

Impensabile diviene allora leggere una sola volta questa raccolta per comprenderla bene. Il fascino del trasporto, la simbologia biblica, la grande sofferenza del fare versi emergono tutti insieme come anafora del concepimento.

È bello leggere questi versi perché ci dispongono nella condizione di mediare esistenze diverse e simili, accedere ai segreti di quella civiltà eccezionale che non smette di stupirci e consentono di apprendere appieno la sofferta eredità dell'Africa dei nostri tempi civili.

Montoro Inferiore, gennaio 2005 Vincenzo D'Alessio

Fonte indicata nell’archivio: l'archivio storico di Ghonim.com

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Testo d’archivio

Introduzione a Colombe raggomitolate

La poesia di Mohamed Ghonim come incontro tra concretezza, visione e sensibilità orientale.

Questi versi esprimono la passione per la vita, le relazioni umane, il valore di ogni incontro e la fatica dell'addio.

C'è una concretezza sensuale e una capacità visionaria; c'è l'attenzione al particolare e la considerazione per le questioni «globali».

Ghonim è figlio della sua terra, l'Egitto, ma ha saputo inserirsi egregiamente nella nostra comunità e trasportare nella nostra lingua i ritmi, le assonanze, le figure retoriche della poesia orientale (inevitabile l'accostamento del poemetto dialogato «Il mio canto» al Cantico di Salomone: «Aspettami là, accanto al pendio. / Lontano, dove non c'è nulla, / solo il chiarore della luna. / Parleremo una lingua diversa…», «Oh se potessi / strappare il cuore dalle costole / estrarre le perle dalle mie viscere / per foggiare la rosa nei grappoli di lacrime.»). Sì, perché i suoi versi sono quelli di un poeta che vibra, si mette in gioco, si immerge nella realtà di fango e spirito che è quella dell'uomo, sa riconoscere il divino, e sa che solo con l'amore si può render bella la nostra condizione.

È una lettura a volte spiazzante per noi occidentali, ma che lascia tracce nell'anima toccando corde dal timbro profondo, ecoico, avviluppante.

Facciamo alcuni esempi:

«Si raccolgono / e allontanano la coltre dell'isolamento» (Le gambe).

«Dormono nell'amplesso dei plantari / assopite nell'abbraccio dei palmi» (Le unghie).

«Danza nella notte delle nozze» (L'utero).

«Noi, qua, soffiamo polvere, / respiriamo il suo esalare, / chiediamo all'aria un senso, / formuliamo una preghiera senza risposta» (Lettera di un amico africano).

Non è forse pieno di incisiva bellezza il verso «Le immagini sono diventate leggende»? In poche parole si arriva alla resa dei conti: un mondo (quello occidentale) che vive di apparenza e di illusioni, peraltro costruite e conservate con i «proiettili»…

Questi versi ci ricordano la forza della parola, se non viene abusata, cioè usata soltanto per illudere e blandire diventando solo fiato privo di senso.

Poesia è fare: queste pagine fanno riflettere, fanno commuovere, fanno piacere.

Fonte indicata nell’archivio: Fara Editore

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Testo d’archivio

Motivazione del Premio Internazionale Anguillara Sabazia

Il riconoscimento attribuito all'opera letteraria di Mohamed Ghonim.

Nel 2004 Colombe Raggomitolate è stata finalista al Premio Internazionale Anguillara Sabazia – Città d'Arte.

«Per la sua Opera Letteraria, specchio che riflette l'arcana magia dell'essere e del pensiero che nasce nell'anima.»

Fonte indicata nell’archivio: Fara Editore

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