Testo d’archivio
L'Occidente guardato da un occhio diverso
Identità, modernizzazione e malessere esistenziale nei due racconti della seconda opera di Ghonim.
«Nel giorno di Carnevale l'uomo abbandona la sua coscienza e la falsa personalità alla ricerca della vera immagine, infilandosi quella maschera da cui appare la sua possibile realtà o la sua interiorità.» (p. 35)
È una delle gemme che punteggiano Quando cade la maschera, seconda fatica letteraria dell'egiziano Mohamed Ghonim. L'opera poggia su due racconti introdotti dalla poesia «La pioggia»: Quando cade la maschera è la prima delle due narrazioni e La foglia di fico, inteso come vegetale medicamentoso, regalano agli amanti del filone socio-psicologico pagine liriche e suggestive.
Sono state smussate le spigolose esplorazioni mentali de Il segreto di Barhume, per approdare ad un linguaggio più scorrevole ed accattivante. Una domanda pone le fondamenta del libro: la fragilità psicologica e lo stress sono il prezzo della modernizzazione? Ed ancora, perché le generazioni del dopoguerra appaiono colpite in misura più significativa delle precedenti dal malessere esistenziale? In poche parole lo scrittore sintetizza i contenuti di questo «parto» gemellare.
Il primo racconto narra dei contrasti nati nella mente di un sociologo nei confronti della confusione, data dalla perdita di identità dell'individuo nella società moderna. Là dove il bene e il male sono divenuti un tutt'uno, dove le regole e le sanzioni non vengono più rispettate.
Questo dolore viene attutito nel secondo racconto, dove viene lanciata un'ultima possibilità di speranza attraverso quel «filo» dal quale chi si stacca e se ne allontana non farà altro che determinare la propria condanna.
Quando cade la maschera è l'Occidente guardato da un occhio diverso, che non parla il linguaggio dell'efficienza e della velocità. Occorre pazienza e voglia di mettersi nei panni degli altri, del diverso, per leggerlo.
R.B.
Fonte indicata nell’archivio: l'archivio storico di Ghonim.com
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